Run Rome the Marathon. I 42 chilometri più belli del mondo secondo #ArcheoRunning

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ArcheoRunning running tour in Rome

È passato esattamente un mese da quando, alle prime luci dell’alba del 19 settembre, lo sport è ripartito con una delle maratone più belle del mondo: la Run Rome the Marathon.

Io ero lì a testimoniare l’emozione, la frenesia, la paura di tutti; organizzatori, maratoneti, la mia stessa paura.

Ero lì, a via dei Fori Imperiali ad ammirare la luce che faceva timidamente capolino sui ruderi della Roma antica, sull’Altare della Patria e sull’arco di partenza.

Anche per me e per il mio progetto questa maratona è stata importante, una vera ripartenza. Far conoscere a tutti i maratoneti, ma anche al mondo intero, cosa avrebbero visto durante il loro viaggio è stato un’emozione per me. Per l’amore e il rispetto che nutro per questa città, per i suoi monumenti, per la sua storia e la sua bellezza.

È stato un onore grandissimo accompagnarvi personalmente durante l’allenamento Get Ready per una piccola parte del percorso maratona, poi in maniera virtuale per tutto il percorso. Ero lì con voi a mostrarvi, chilometro dopo chilometro, cosa vi avrebbe regalato la città incitandovi alla mia maniera.

La partenza era a Via dei Fori Imperiali, cuore della città in epoca imperiale, ma non solo. Questa via prende il nome dalla presenza dei Fori voluti da Cesare, Augusto, il primo Imperatore romano, Nerva e Traiano. Erano un grandioso centro politico-amministrativo, giudiziario e monumentale, un insieme di piazze pullulanti di cittadini romani. A partire dal Medioevo l’area fu fortemente urbanizzata. Vennero costruite chiese, monasteri e non solo, fino a che nel XVI secolo un cardinale nativo di Alessandria, Michele Bonelli, realizzò un quartiere denominato “alessandrino”. Ancora oggi però persiste una parte che ricorda quel quartiere che si chiama Via Alessandrina, esattamente di fronte ai mercati di Traiano. Dopo le demolizioni del piccone fascista, nella prima parte del ‘900, nacque questa spaziosa strada che nasconde ancora, a ben 10 metri di profondità, l’antica storia di Roma.

Poco dopo la partenza si è fatto un balzo in avanti, ai primi del ‘900 con l’Altare della Patria, monumento che modificò totalmente l’assetto rinascimentale di Piazza Venezia. Spostando lo sguardo verso quella che in passato veniva chiamata “macchina da scrivere, o “wedding cake” per gli stranieri, si vedono le decorazioni che ornano il monumento dedicato a Vittorio Emanuele II e poi anche al milite ignoto. È decorato con statue di quadrighe, figure alate, piante. I loro significati sono molteplici ma alcuni dei maggiori simboli fanno riferimento a quelli che sono ritenuti i valori del popolo italiano: la forza, il diritto, l’azione, il sacrificio, il pensiero e la concordia. Una curiosità la statua in bronzo che svetta al centro, accolse nella sua pancia un particolare pranzo a cui presero parte ben 24 persone tra cui l’allora sindaco di Roma Leopoldo Torlonia, il Ministro dei lavori pubblici Bertolini, scultori, fonditori e numerosi giornalisti!

Poco più avanti questo monumento esiste un rudere a cui pochi fanno caso, che è l’Insula Ara Coeli situata ai piedi della scalinata della Chiesa di Santa Maria in Aracoeli sulla via del Teatro di Marcello. Non era altro che un edificio ad alta intensità abitativa, costruito nel II secolo d.C. Molti sanno che Roma ha subito nel corso dei secoli molte ricostruzioni che hanno dato vita a stratificazioni, facendola diventare una “lasagna”. Sui suoi resti vi fu costruita una chiesa, S. Biagio de Mercatello, così denominata dal nome originario della piazza d’Aracoeli, ovvero “piazza del Mercato” e anche “Mercatello”, per il mercato che qui vi si svolgeva dall’XI secolo fino al 1477, quando poi fu trasferito in piazza Navona. Venne successivamente dedicata a S. Rita. Purtroppo, nel 1928 la chiesa venne demolita, rimase solo la piccola abside con affresco che potete vedere affacciandovi dalla balaustra. Curiosità: la struttura superava i quattro piani, oggi visibili in parte dalla balaustra che vi farà scoprire il vero livello della città antica.

Dopo l’Insula dell’Ara Coeli arriva lui, il Campidoglio, uno dei mitici sette Colli di Roma. Gli edifici religiosi più significativi dell’età regia e dei primissimi anni della repubblica si concentravano proprio qui. A condizionare questa scelta contribuì certamente la conformazione del colle, limitato su ogni lato da rupi inaccessibili, tranne che verso il Quirinale, al quale era unito da una sella prima che questa fosse “tagliata” per la costruzione del Foro di Traiano. Proprio qui si concentrano gli episodi più famosi della storia romana, come la presa della rocca ad opera dei Sabini, o la storia delle oche capitoline, tenute nel recinto sacro del tempio di Giunone, che con il loro starnazzare svelarono il tentativo di assalto notturno dei Galli. Un luogo ricco di storia, ancora oggi centro del cuore pulsante della città. Curiosità, nei sotterranei nei Musei Capitolini troverete i resti del maestoso Tempio di Giove, costruito dai Re Etruschi e distrutto con le spoliazioni nei secoli.

Poco più avanti c’è Teatro Marcello, confuso da molti con il Colosseo, ma non è altro che il Teatro iniziato da Giulio Cesare e concluso da Augusto, suo figlio putativo. Unico teatro antico rimasto a Roma. Servì da modello per costruire proprio il Colosseo e fu anche modello per teatri e anfiteatri successivi. Il giorno dell’inaugurazione si verificò un incidente: mentre gli attori si presentavano sulla scena, la “sella curulis”, sulla quale era seduto l’imperatore, si ruppe, facendolo cadere. Tra l’ansia dei senatori e del popolo, Augusto si rialzò sorridente e con un gesto della mano ordinò che si riprendesse la rappresentazione. The show must go on, giusto? In epoca successiva di fronte al teatro c’era piazza montanara, che oggi non c’è più, a causa del piccone fascista. Inglobato in esso si trova un palazzo che i Fabi edificarono sulle rovine del teatro. Palazzo passato poi ai Pierleoni, ai Savelli ed infine agli Orsini. Nel 2012 venne messo in vendita per una cifra stratosferica, cosa sia accaduto ancora non si sa. Il palazzo, oggi, è comunque abitato.

Intorno al primo chilometro i maratoneti hanno incontrato il tempio di Portuno e il Tempio di Ercole vincitore, sede del primo mercato di Roma. Fu nella zona compresa tra il Tevere e i colli Palatino, Campidoglio e Aventino che si venne a creare fin dai tempi più antichi l’importante mercato per buoi e bestiame in generale chiamato Foro Boario. Leggenda vuole che Ercole sia giunto proprio qui insieme ai buoi di Gerione; infastidito dal temibile gigante Caco, che gli rubò il bestiame, dovette affrontarlo. Una volta ucciso il gigante, Ercole iniziò ad essere venerato come un dio e gli antichi abitanti edificarono in suo onore l’Ara Maxima, oggi visibile solo in minima parte nei sotterranei della Basilica di Santa Maria in Cosmedin, alla vostra sinistra con la Bocca della Verità al suo interno che, udite, non è altro che un chiusino della Cloaca Maxima!

Percorrendo via dei Cerchi si è ammirata la maestà di Circo Massimo, luogo deputato alla corsa delle bighe in epoca romana e nel 1938 occupato da padiglioni di una mostra tessile poi smantellata. Si è esattamente al centro da due colli Palatino e Aventino, il cuore mancato di Roma. Remo aveva deciso questo come luogo deputato per la nascita della città, ma nella gara con il fratello gemello, che aveva scelto Palatino, perse e con questo anche la vita. La sua importanza crebbe insieme alla città: furono i Tarquini a disporre nella vallata alcuni sedili in legno per gli spettatori e fu Giulio Cesare a dare il via alla costruzione del primo Circo in muratura. 600 metri di lunghezza, 140 metri di larghezza e una capienza di circa 250.000 spettatori, numeri da capogiro per un altro dei simboli della città!

Arrivando a Piazzale ostiense, intorno al terzo chilometro, hanno incrociato la maestosità della Piramide Cestia, commissionata da Caio Cestio e costruita in soli 330 giorni, pena perdita di ogni diritto sull’eredità ai familiari. Verso la fine del III secolo, la piramide fu inglobata nelle Mura Aureliane, delle quali divenne un bastione. Ciò comportò la salvezza del monumento dalle frequenti spoliazioni dei marmi che subirono molte strutture romane nei secoli. Durante il Medioevo, la Piramide Cestia fu erroneamente identificata come la Meta Remi, la tomba di Remo, fratello gemello di Romolo, in relazione con un’altra piramide indicata come meta Romuli, simile nell’aspetto ed esistente sino al XVI secolo, quando fu demolita da papa Alessandro VI per la costruzione di una nuova strada, la Via Alessandrina voluta da Papa Alessandro VI, che nel Novecento prese il nome di Via della Conciliazione.

Dal quarto al quindicesimo chilometro tutti i maratoneti sono stati accompagnati da diversi lungoteveri. Strade che costeggiano il fiume, risultato della costruzione post-unitaria dei muraglioni, edificati per difendere la città dalle innumerevoli e disastrose inondazioni che avevano devastato la città nei secoli precedenti.

Si susseguiranno il Lungotevere Aventino, che conserva una sua poetica memoria. Qui, presso il ponte Palatino, Remo e Romolo vennero raccolti dalle acque del Fiume Tevere, abbandonati in una cesta. È da qui che ha vita la nascita leggendaria di Roma. Il Lungotevere de’ Cenci, situato come è tra l’Isola Tiberina e il Campidoglio, che ricorda la famiglia De’ Cenci e tutte le loro tristi vicissitudini, su tutti quella della giovane Beatrice.

Ultimo, ma non ultimo perché ce ne sono stati molti altri durante il “viaggio”, il Lungotevere dei Tebaldi. Questo è uno tra i più bei lungoteveri di Roma che unisce architetture antiche e fascino naturalistico, dell’antistante colle Gianicolo e la suggestione dei platani, in una sorta di continuità tra il moderno lungotevere e la via Giulia.

Al sedicesimo chilometro ecco finalmente Via della Conciliazione, nata dal “piccone fascista”. Il nome a questa fu dato su proposta del giornalista Franco Franchi, che intendeva ricordare la storica pace fra Chiesa e Stato, i Patti Lateranensi. Con l’apertura del grande stradone perdemmo un pezzo tra i più antichi della Roma medioevale e rinascimentale; come se non bastasse, tutti gli edifici dei lati esterni dei Borghi Vecchio e Nuovo furono amputati, traslocati o pseudorestaurati in modo di allinearli con i giardini di Castel S. Angelo e con il lungotevere che scorreva davanti ad esso. Curiosità, mentre la percorrete indirizzate il vostro sguardo sulla destra. Vi seguirà per tutto il percorso un “coridore”. Chi è? Il nome in romanesco del Passetto di Borgo, costruito per collegare il Palazzo Apostolico con Castel Sant’Angelo. Una via di fuga per i Papi sotto attacco.

Dopo aver percorso i quasi cinquecento metri di Via della Conciliazione sono stati accolti dall’abbraccio del Colonnato di San Pietro e dalla Basilica stessa, meravigliosa opera Barocca, che sostituì nel 1506 quella Costantiniana. Fu infatti l’Imperatore Costantino nel IV secolo a voler costruire sulla tomba di San Pietro la prima basilica. Tomba che si trovava nella necropoli vaticana, area dove venivano seppelliti i cristiani martirizzati nel Circo di Caligola, posto sulla parte sinistra dell’attuale Basilica. Anche San Pietro venne ucciso e sepolto in quest’area. Proprio in corrispondenza delle sue spoglie vennero edificate le due Basiliche. Ancora oggi potete ammirare quelle che sono le sue spoglie mortali, poste esattamente sotto il maestoso baldacchino costruito da Gian Lorenzo Bernini e Borromini.

Esattamente intorno alla mezza maratona hanno incontrato Ponte Cavour, costruito a cavallo tra fine Ottocento e inizi Novecento. Dedicato allo statista e tra le figure di maggior spicco del Risorgimento Camillo Benso Conte di Cavour. Venne costruito per permettere il collegamento tra Campo Marzio e rione Prati, dove si trova. Di ponti a Roma ce ne sono diversi, ben quattro e mezzo (contando ponte rotto) sono quelli costruiti in epoca romana. In principio erano tutti in legno, per permettere di essere smontati o distrutti in caso d’attacco. Il più antico è Ponte Sublicio, non quello vicino a Porta Portese che invece risale all’epoca contemporanea. Si chiamava così perché sublica significava proprio tavole di legno. Poi ci fu Ponte Mollo, o Ponte Milvio il primo in muratura costruito quando, scacciando gli Etruschi, i romani ebbero la sicurezza dell’egemonia su tutta la città. Con la creazione dei muraglioni, a fine Ottocento, iniziarono a nascere quelli moderni di cui il ponte che attraverserete fa parte.

“Non senza motivo gli dèi e gli uomini scelsero questo luogo per fondare la Città: colli oltremodo salubri, un fiume comodo attraverso il quale trasportare i prodotti dell’interno e ricevere i rifornimenti marittimi; un luogo vicino al mare quanto basta per sfruttarne le opportunità ma non esposto ai pericoli delle flotte straniere per l’eccessiva vicinanza al centro dell’Italia, adattissimo per l’incremento della città; la stessa grandezza di quest’ultima ne è la prova”. Così scriveva Livio ed il suo elogio della posizione geografica di Roma, che ricalca il pensiero formulato da Cicerone nel suo “De re publica”. Da sempre cuore pulsante della città, silenzioso narratore di storie, il Tevere ha accompagnato gli atleti per tutta la gara, loro testimone lento e silenzioso.

Superata la mezza maratona sono stati catapultati nei luoghi che sono stati del villaggio olimpico. Una cosa a Roma è certa: non ci si può annoiare con i continui balzi indietro nel tempo e in varie epoche.

Piazzale dell’Acqua Acetosa, Via de Campi Sportivi, Viale dell’Agonistica. In quei precisi istanti ricorderete le Olimpiadi del 1960, l’arrivo di Abebe Bikila ai piedi dell’Arco di Costantino a piedi nudi e questo vi darà la carica! Testimoni raccontano che, a corsa finita, dalla pianta dei piedi gli tolsero di tutto: sassolini, ramoscelli, schegge di vetro. Eppure, anche nel finale, Abebe procedeva leggero e spedito come una gazzella. Dichiarò ai giornalisti, che gli chiedevano perché avesse corso a piedi scalzi (pensando erroneamente che la sua nazione non avesse investito abbastanza soldi per comprargli le scarpette da corsa), che la sua corsa a piedi scalzi era stata un modo umile e coraggioso per ricordare ed onorare il suo popolo povero e senza mezzi, in cui tanti erano costretti per necessità di cose a camminare senza calzature appropriate. In realtà fu una scelta tecnica dovuta a scarpe non comode e alla sua abitudine in allenamento.

Al trentesimo chilometro, Roma nord nei pressi di Monte Antenne, si trova il più grande centro di preghiera d’Italia: la Moschea. Al suo interno possono essere ospitati fino a 12.000 fedeli. L’idea della sua costruzione fu dovuta alla visita nella Capitale del Re Faysal dell’Arabia Saudita nel 1966. In quel periodo non c’erano moschee nella Città Eterna e l governo italiano, nell’ottica di migliorare i rapporti con i paesi arabi, accolse la volontà e il finanziamento per la costruzione. Il progetto fu affidato al grandissimo architetto Paolo Portoghesi, affiancato da Vittorio Gigliotti, Sami Mousawi e Nino Tozzo. La sfida fu quella di integrare la struttura in un contesto architettonico occidentale, rispettando però le caratteristiche tradizionali della cultura musulmana. Furono poste due condizioni per la costruzione: l’assenza di altoparlanti per la chiamata alla preghiera; una cupola che fosse più bassa di quella di San Pietro. La prima pietra fu posta nel 1984 e l’edificio fu inaugurato nel 1995.

E finalmente Via del Corso! Affonda le proprie origini nel lontano passato. In epoca imperiale vi sorgevano davvero poche abitazioni, mentre vi erano tombe di personaggi degni di nota come il Mausoleo dell’Imperatore Augusto. La strada ricoprì un ruolo cruciale a partire dal XV secolo quando divenne una via di comunicazione strategica con il porto fluviale di Ripetta. Il tracciato attuale della via ricalca l’antico percorso della Via Flaminia, modificata poi nell’attuale nome. La strada più famosa della città deve il suo nome alle famose gare con i cavalli Berberi nel periodo carnascialesco. Partivano da piazza del Popolo e finivano nell’antica Piazza Venezia, dove il papa dal balcone di Palazzo di Venezia osservava. I cavalli venivano obbligati a correre aizzati con palle di pece che battevano sulla loro groppa. La loro corsa veniva, purtroppo, fermata da una sorta di muro composto da un drappo sospeso dove molto spesso i poveri animali impattavano perdendo la vita. Tradizione abolita nel 1874 da Vittorio Emanuele II, a causa della morte di un giovane che assisteva alla corsa che fu travolto e ucciso. Questo fatto segnò così l’inizio del declino del Carnevale romano. Fa parte del Tridente Romano, frutto di un rifacimento urbanistico compiuto tra il 1400 ed il 1600, racchiude al suo interno un’ampia porzione di centro storico romano degna di nota per le sue pregevolezze artistiche.

Piazza del Popolo, vertice del Tridente, era la porta d’ingresso a chi veniva da nord. Tantissime sono le storie che aleggiano su di essa. Pare che ai piedi di un noce posto nei pressi dell’accesso al Pincio, fossero state sepolte le ceneri dell’Imperatore Nerone e che, per questo motivo, si aggirasse il suo spirito sulla piazza. Nel 1100 un Pontefice fece abbattere l’albero e con l’aiuto del popolo romano, diede il via alla costruzione di quella che oggi conosciamo come Basilica Santa Maria del Popolo. La piazza è caratterizzata da un magnifico obelisco e due chiese gemelle che avrebbero dovuto essere perfettamente simmetriche, ma che in realtà non lo sono. Fino alla metà dell’Ottocento era luogo di esecuzione di pene capitali, che non erano affatto poche. Non era il solo luogo preposto: er i roghi era preferita Campo de’ Fiori (il nome di Giordano Bruno dovrebbe ricordarti qualcosa). Per le decapitazioni Castel Sant’Angelo (il fantasma di Beatrice Cenci che vi vaga senza pace ne è testimonianza). Piazza del Popolo era famosa per le impiccagioni, ma all’occorrenza diventava palcoscenico anche di decapitazioni, squartamenti e quant’altro passasse per la mente dei “magnanimi” papi. Una targa in un angolo della piazza ricorda ancora l’esecuzione di due giovani carbonari, Targhini e Montanari (ghigliottinati nel 1825 dal famoso ed instancabile boia Mastro Titta), che divennero emblema della libertà repressa e simbolo per tutti coloro che presero parte ai moti risorgimentali.

Piazza di Spagna, immortalata in Vacanze Romane che ha lanciato il mito della città eterna, è uno dei luoghi simbolo di Roma. Si chiama così per il palazzo sede dell’Ambasciata di Spagna che si trova nel lato sud della piazza e che risale al 1647. Famosissima per la sua scalinata composta da 136 gradini, creata nel 1721 da Francesco De Sanctis, con lo scopo di realizzare un collegamento tra l’ambasciata spagnola e la Chiesa di Trinità dei Monti posta in cima. Ai suoi piedi troviamo la fontana della Barcaccia, che ha un’origine precedente a quella della scalinata. Fu Urbano VIII nel 1626 ad incaricare Pietro Bernini, papà di Gian Lorenzo, dell’esecuzione. Fu completata nel 1629, anche grazie alla collaborazione del figlio. A destra della scalinata c’è un edificio chiamato la “Casina Rossa” che apparteneva a una donna di nome Anna Angeletti, che affittava le stanze ai turisti in visita alla città. Tra questi ci fu anche il poeta John Keats, che trascorse gli ultimi giorni della sua vita proprio in questo luogo.

Quasi alla fine!  Attraverso Piazza di Tor sanguigna si è a Piazza Navona, il salotto “buono” della città. È una tra le più famose piazze di Roma per il suo stile tipicamente barocco, da sempre considerata uno dei luoghi storicamente più “allegri” della capitale. Ricca di opere d’arte, può definirsi la piazza più amata dai romani, dove la storia si intreccia a numerose leggende, tra ironia e credenza popolare. Proprio qui, intorno all’85 d.C., sorgeva lo stadio di Domiziano, che volle questa costruzione per assistere ai tipici giochi greci. I resti dello stadio di Domiziano che si trova a circa 10 m sotto l’attuale livello di strada. Poteva contenere circa 30 mila spettatori e che la sua lunghezza era di 276 metri a fronte di una larghezza di 106. Il nome della piazza deriva dalla parola “agones”, cioè “giochi”, in riferimento a quelli che si tenevano nello stadio. Nel tempo il temine ha subito un’epentesi, fino ad assumere il nome di “Navona”. Si hanno notizie della presenza dello stadio ancora fino all’anno 1000, quando il terreno circostante era caratterizzato da campagna alternata a piccole case, e con il primo impianto della chiesa di Sant’Agnese (oggi in Agone). Il volto della piazza prese forma solo nel Medioevo, intorno al ‘400, quando si cominciò a tenere un mercato che divenne storico. Dopo diverse sistemazioni urbanistiche cominciò ad essere il centro delle ricorrenze e delle feste cittadine. La famiglia Pamphilj prese letteralmente possesso della piazza con l’arrivo al soglio pontifico di Giovan Battista, che divenne Innocenzo X. La prima delle opere che realizzò, ancora visibile, è il Palazzo Pamphilj, oggi sede dell’Ambasciata del Brasile. Commissionò poi la Fontana dei quattro fiumi al Bernini e la Chiesa di Sant’Agnese in Agone a Borromini. Si parla di una rivalità in merito a queste due meravigliose opere d’arte, tutto smentito dalle date di realizzazione delle stesse. La fontana precedette di diversi anni la chiesa, in questo caso la presunta storia della rivalità non ha fondamento. Solo qui però, poiché i due si sfidarono a lungo per tutta la città a suon di architettura.

Largo di Torre Argentina sta per arrivare la fine del viaggio. Prima però volgiamo lo sguardo sulla destra. Esiste un’altra area archeologica, spesso snobbata e quasi nascosta dal livello del piano stradale odierno: è l’Area Sacra di Largo Argentina. Molti la conoscono per la colonia di gatti che vi alloggia, ma in realtà ha un’importanza enorme! Venne alla luce con le demolizioni del 1926. Dopo diversi studi si appurò che in questa “area sacra” vi erano ben quattro templi, tutti di età repubblicana, identificati con le lettere A, B, C e D poiché la loro specifica denominazione è ancora incerta. Qui avvenne uno degli episodi più famosi della storia romana. L’omicidio di Giulio Cesare. Venne ucciso nella Curia di Pompeo, che si trovava proprio in quest’area. Nel 2012 alcuni rinvenimenti archeologici hanno confermato che Cesare fu ucciso nella parte inferiore della Curia Pompeiana, mentre stava presiedendo una riunione del Senato. Morì cadendo inavvertitamente sul pulpito che si trovava al di sotto della nicchia nella quale giaceva la statua di Pompeo, accanto ai seggi dei senatori romani, proprio come ci racconta Plutarco: «Cesare si accasciò contro il piedistallo su cui era la statua di Pompeo. Fu inondato di sangue, sicché parve che Pompeo stesso guidasse la punizione del rivale disteso ai suoi piedi.» Il corpo venne ricomposto e portato nel foro romano, dove venne arso su una pira, con un solenne rito funebre. Nello stesso luogo, proprio al centro del Foro Romano, si trovano i ruderi del Tempio di Cesare, voluto da Augusto. Qui, ogni 15 marzo, turisti di tutto il mondo lasciano fiori e lettere per il loro amato Giulio Cesare.

Dopo aver nuovamente superato Piazza Venezia e Via dei Fori Imperiali finalmente il traguardo! Alzando gli occhi, dopo aver preso la bellissima e sudata medaglia, tutti i maratoneti hanno visto il Colosseo, simbolo di Roma e testimone di tutti gli stravolgimenti della città da oltre duemila anni. Costruito dalla dinastia Flavia, per ridare al popolo romano quello che gli era stato indebitamente tolto da Nerone per la creazione della Domus Aurea. Proprio così, prima della costruzione del Colosseo, al suo posto sorgeva un grande lago artificiale prettamente decorativo. Dopo la morte del predecessore, Vespasiano, primo esponente della dinastia dei Flavi, decise di dare inizia alla costruzione che avrebbe allietato il popolo romano con i ludi gladiatori, ingraziandosi così il loro favore. Ben tre imperatori si susseguirono alla sua costruzione e in soli dieci anni l’Anfiteatro Flavio venne concluso. Si, in soli dieci anni. Ha superato quasi indenne duemila anni di storia e storie, anni che gli atleti hanno percorso, secolo per secolo, durante il lungo viaggio che si chiama MARATONA!

Isabella founder ArcheoRunning

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