Il Mausoleo di Cecilia Metella e la via Appia con ArcheoRunning.
22 Gennaio 2019
ArcheoRunning ad Ancona
10 Febbraio 2019

L’Adolescente di Michelangelo Buonarroti

ArcheoRunning è andata a scoprire per voi l’Adolescente di Michelangelo, esposto presso la sede della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti fino al 10 marzo.

Michelangelo è uno di quegli artisti universali, che tutti conoscono grazie anche ai suoi mirabili capolavori, molti dei quali nella città stessa. Ci si potrebbe chiedere cosa altro possa svelarci la sua arte che non sia già stata analizzata, ma questa piccola scultura in marmo apre nuovi capitoli su quale maestro instancabile fosse.

Lo si vede lì, al centro nella stanza, rannicchiato su se stesso e la mente si svuota. Non si può far altro che osservarlo, ammirarlo da tutte le angolazioni, senza proferir parola.

La voglia di conoscere la sua storia si fa impellente e si scopre, leggendo alcune pubblicazioni, che originariamente è conservato al Museo dell’Hermitage con la denominazione di “Ragazzo accovacciato”.

Osservandolo attentamente si riconosce la “mano” di Michelangelo e il suo famosissimo “non finito”, perché, sommerso dalle sue mille commissioni, si rivolse ad altro con la speranza di poterci ritornare prima di morire.

Michelangelo descriveva il lavoro dello scultore con queste parole:

Non ha l’ottimo artitsa alcun concetto

Ch’un marmo solo in se non circoscriva

Col suo soverchio, e solo a’ quello arriva

La man, che ubbidisce all’intelletto.

Questo era un lavoro creativo per lui, per ogni scultore. Ovvero liberare dal blocco di marmo la statua che già vi era dentro.

Non si aveva assolutamente nessuna traccia in passato di questa piccola scultura, la sua esistenza viene per la prima volta rivelata nel 1779, indicata in un catalogo che raccoglieva tutte le opere di Lyde Browne, collezionista inglese.

“Statua bozzata d’un giovane cavandosi una spina dal piede, opera molto lodata di Mich[el] Angelo; è nudo e l’anatomia è assai ben intesa, si dice che fosse già nella galleria Medicea”

Queste la descrizione nel catalogo. Ma perché non si aveva traccia nel corpus di opere del fiorentino prima di questo momento? Si apprendono diverse letture e supposizioni di storici dell’arte che attribuivano o meno l’opera all’artista e che la indicavano come complementare a questo o a quell’altro gruppo scultoreo.

Si era pensato potesse essere stata eseguita a Roma per la tomba di Giulio II, in realtà venne fatta nei mesi di esilio presso il Monastero di San Lorenzo, dopo la rivolta che destituì i Medici da Firenze. Il piccolo blocco di materiale diverso dal solito, Carrara o Pietrasanta, ma di seconda scelta avalla l’ipotesi che non avendo a disposizione il solito marmo utilizzò quello che veniva usato per piccoli elementi architettonici proveniente dalla cava di Torano. Quando Michelangelo fu libero di tornare a Firenze lasciò incompiuto questo saggio della sua arte. Probabilmente poteva anche essere una scultura che avrebbe dovuto prendere posto nelle tombe medicee, come una delle provincie soggiogate da Giuliano de Medici. Misura e posizione sono conformi all’inserimento in un monumento funebre, proprio come il lavoro eseguito per i Medici, ma probabilmente mai concluso del tutto.

Naturalmente si tratta di ipotesi per via della mancanza assoluta di documenti, ma conoscendo il genio del maestro fiorentino non credo gli storici si discostino tanto dalla verità.

Consigliamo la visita a quest’opera poiché è un’esperienza totalizzante. Si coglie la vita nascere dal marmo inanimato. la sofferenza e la forza. Si percepisce la passione di Michelangelo per questa materia, il marmo che modellava, quasi fosse morbida materia malleabile. Percepiamo il segreto, mai svelato o da alcuni intuito, che si celava dietro le sue mirabili creazioni.